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28 luglio 2019

Seoul, le manifestazioni di O Myung-ok e del PCC si rivelano un fiasco, il solito

    Un “gruppo di ricerca parenti” è stato portato a Seul per inscenare false manifestazioni in cui i familiari dei rifugiati della CDO chiedevano loro di tornare in Cina, cioè in prigione. Questa volta i media locali hanno però capito chiaramente che O ha impedito che gli esuli incontrassero i propri cari in pace
    Massimo Introvigne
Per O è ordinaria amministrazione
Le false manifestazioni, orchestrate dalla nota e fanatica attivista coreana e filo-comunista O Myung-ok seguendo una sceneggiatura scritta dalla Sicurezza di Stato del PCC, hanno avuto luogo il 23 e 24 luglio a Seoul e, come al solito, si sono concluse con un insuccesso. La O, come i nostri lettori ricorderanno, ha portato in Corea un “gruppo di ricerca parenti” formato dai familiari di rifugiati che appartengono alla Chiesa di Dio Onnipotente (CDO). Il gruppo si è radunato in vari punti della città ed è stato spinto a gridare che i rifugiati devono «tornare a casa» in Cina, dove la loro casa però sarebbe, abbastanza ovviamente, la prigione.
All'ingresso della sede della CDO a Onsu La protesta i fedeli mentre protestano contro il PCC che ne usa i familiari per inscenare manifestazioni false
All'ingresso della sede della CDO a Onsu La protesta i fedeli mentre protestano contro il PCC che ne usa i familiari per inscenare manifestazioni false
All’ingresso della sede della CDO a Onsu i fedeli protestano contro il PCC che ne usa i familiari per inscenare manifestazioni false Non era la prima volta (e forse non sarà l’ultima) che la O inscenava manifestazioni di questo tipo e non è stata nemmeno la prima volta che il tutto è finito con un fallimento. I media locali erano presenti e hanno capito che i rifugiati erano contenti di incontrare i propri parenti per spiegare loro pacatamente di non avere intenzione di essere riportati in Cina e, una volta lì, di finire in prigione. Era piuttosto la O che faceva del proprio meglio per impedire che questi pacifici incontri familiari avessero luogo. Chiaramente a lei di quelle famiglie non poteva importare di meno. L’intenzione dell’attivista era solo quella di creare guai per ottenere il rimpatrio dei rifugiati, famiglie o non famiglie. O non è per nulla amica dei parenti. Li ha manipolati cinicamente per i funesti scopi del PCC.
Il 23 luglio sette rifugiati hanno finalmente incontrato i familiari alla stazione di polizia di Onsu, raccontando poi a a Bitter Winter dello strano comportamento dei propri cari. Erano pronti a scambiarsi notizie della famiglia, ma evitavano le domande sul perché esattamente si fossero uniti al gruppo di O. Al telefono apparivano nervosi e continuavano a ricevere messaggi.
Il 24 luglio, alle 10 del mattino, guidati da O, circa una decina di parenti di rifugiati della CDO, insieme a una decina di sconosciute anziane signore, hanno inscenato un’altra pagliacciata davanti alla sede della CDO di Onsu, a Seoul, usando megafoni e talvolta superando i 90 decibel di volume.
Un reporter locale, che ne ha poi parlato con Bitter Winter, ha notato i numerosi striscioni e slogan appesi davanti all’ingresso: uno riproduceva una lettera firmata congiuntamente da 13 ONG che denunciava le manovre del PCC per costringere e indurre i parenti dei profughi che ancora vivono in Cina a inscenare false manifestazioni in Corea del Sud. Davanti all’entrata decine di fedeli reggevano cartelli e protestavano silenziosamente.
Striscioni appesi davanti all’ingresso della sede della CDO
Striscioni appesi davanti all’ingresso della sede della CDO
Intanto, dall’altro lato della strada, anche O e il suo gruppo di falsi manifestanti hanno appeso degli striscioni. Alcuni dei familiari, costretti o ingannati dal PCC, urlavano e gridavano nei megafoni. Insultavano la Chiesa di Dio Onnipotente e ne calunniavano i fedeli richiedenti asilo dicendo che si tratterebbe di falsi rifugiati. A questo punto il volume dei megafoni aveva raggiunto i 92 decibel, un’esagerazione rispetto ai 57 ammessi dalla legge coreana. Ancora una volta erano presenti i manifestanti professionisti prezzolati, marchio di fabbrica tipico delle manifestazioni di O Myung-ok.
I rifugiati reagiscono con slogan contro O
I rifugiati reagiscono con slogan contro O
O impedisce a un rifugiato di incontrare suo padre
Dopo le 11 un fedele della CDO e la moglie non riuscivano più a sopportare di vedere il padre anziano di lui manifestare fuori dalla chiesa e l’hanno invitato a entrare in modo da poter parlare tra familiari. La O e altri, però, hanno cercato di ostacolarli mandando su tutte le furie quell’uomo che desiderava incontrare il figlio; l’uomo ha infatti chiesto di vedere il figlio, ma gli è stato impedito dai suoi cosiddetti “amici”. Poi alcuni agenti hanno condotto padre e figlio alla stazione di polizia per un incontro.
Un padre voleva incontrare il figlio, ma O ha tentato di fermarlo
Un padre voleva incontrare il figlio, ma O ha tentato di fermarlo
Il figlio ha raccontato al reporter di avere contattato il padre prima del viaggio in Corea e di avergli detto che sperava di incontrarlo direttamente all’arrivo, ma questi ha fatto, o è stato costretto a fare, in un altro modo, e la prima cosa che ha fatto è stata unirsi alle false manifestazioni.
«O Myung-ok proclama di “aiutare” i parenti a incontrare i loro cari, ma ha cercato di fermare mio padre proprio quando era davanti a me. La sua promessa di aiuto è una bugia bella e buona! Non sta aiutando, sta ostacolando! Tutti i presenti erano testimoni», ha detto l’uomo, indignato.
Anche la moglie ha confermato il racconto. «L’entrata della chiesa di Dio Onnipotente è sempre aperta e i visitatori in buona fede possono andare e venire come vogliono. O Myung-ok lavora gomito a gomito con il PCC e controlla i nostri familiari, eppure ci hanno calunniati dicendo che eravamo noi a essere controllati. Non è forse come un ladro che grida agli altri “non rubare”? Non è forse confondere le acque?», ha lamentato la coppia.
O è contro la famiglia
Il 21 luglio un fedele della CDO si è recato, con la moglie, a prendere il suocero e il cognato all’aeroporto. Nonostante i tentativi della coppia di invitarli a casa per una riunione di famiglia i due hanno insistito per andare con O.
Un fedele della CDO e la moglie si sono recati a prendere i familiari in aeroporto
Un fedele della CDO e la moglie si sono recati a prendere i familiari in aeroporto
Vedendo il suocero e il cognato che si sfinivano alle false manifestazioni della mattina, l’uomo li ha invitati a entrare in chiesa per riposarsi, ma ne ha ricevuto un rifiuto, con il cognato che li rimproverava di «aver abbandonato la famiglia».
Ma l’uomo ha spiegato loro: «Chi mi ha fatto andare via da casa? Lo sanno tutti che il PCC perseguita le religioni e non ci permette di praticare la fede in Dio. Non sapete che il Partito mi dà la caccia? Finirò in prigione se ritorno in Cina. Volete che vada in galera? La nostra famiglia, noi tre, qui in Corea godiamo della libertà religiosa. Mio figlio tornerà presto da scuola e potrà incontrare lo zio e il nonno. Spero che tutti noi potremo goderci una chiacchierata in famiglia».
Chi, agli occhi dei media, si è davvero rivelata essere “contro la famiglia è stata O. Personalmente, apprezzo il commento che Nurgul Sawut, uigura, attivista laica in difesa dei diritti umani e scambiata dalla O per una «musulmana radicale», ha postato su Facebook a proposito del capo del fanatismo coreano: «Ho un consiglio per la sua carriera: faccia qualcos’altro». Forse anche il PCC sta prendendo in considerazione di darle il medesimo suggerimento. Sprecare il denaro del Partito per un fiasco dopo l’altro non deve andare a genio ai capi di Pechino di chiunque abbia organizzato questi allegri viaggi.
Fonte: BITTER WINTER/MASSIMO INTROVIGNE

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