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11 luglio 2019

Come affidarsi a Dio per trovare un lavoro

di Liang Xin
Nella società contemporanea, esistono tutti i tipi di grandi aziende e sembra ci sia una miriade di opportunità di impiego ma, anno dopo anno, di laureati ce ne sono a bizzeffe. Il mercato di candidati all’impiego qualificati è così sovraffollato che non si riesce a trovare una sistemazione, per cui la difficoltà di trovare un lavoro dopo la laurea è diventata un problema molto reale. Per ogni giovane che sta per inserirsi nella società dopo gli studi, la questione più assillante da affrontare è trovare un lavoro, specialmente presso una buona azienda. Ognuno si presenta al meglio e si scervella tentando di aprirsi un varco nella mischia. La competizione e la pressione sono intense. Io, all’avvicinarsi della laurea, non avevo altra scelta che affrontare il ginepraio della ricerca di un lavoro proprio come qualsiasi altra persona. La sola differenza tra me e gli altri è che sono cristiana e credo che ogni cosa sia predisposta da Dio. Tuttavia…
Lancio di curricula al vento: l’arduo percorso di una persona in cerca di lavoro
A mano a mano che striscioni di ogni sorta di grande azienda iniziavano a comparire e tutti i tipi di annunci di lavoro venivano affissi nell’intero campus, tutti gli studenti si affollavano davanti alla bacheca con l’intenzione di leggere ogni singolo avviso. Luoghi di lavoro, salario e condizioni di assunzione erano i nostri principali argomenti giornalieri di conversazione. L’atmosfera nel campus divenne incandescente; gli studenti erano proprio come soldati che si preparavano per la guerra e desideravano trovare una posizione secondo le loro aspettative. Ci stavamo tutti rimboccando le maniche, preparandoci all’azione.
Un giorno, una delle studentesse più brave, che viveva nel mio studentato, tornò ancora una volta depressa, a testa bassa, e disse svogliatamente: “Non c’è proprio alcuna speranza. Ogni azienda dice di aspettare una sua comunicazione ma, appena me ne vado, non sono che un altro granello di sabbia sulla spiaggia”. Mio malgrado, le sue parole furono come un pugno nello stomaco, e pensai: “Perfino per una come lei, la migliore studentessa nel nostro studentato, è così difficile trovare lavoro. E io cosa farò?”. Poi la ragazza aggiunse: “La lista dei miei voti è del tutto inutile. Le agenzie di collocamento non la guardano nemmeno. Guardano solo se sei di bell’aspetto, come ti presenti. Se la tua immagine esteriore non è buona, stai solo sprecando fiato”. Stavolta le sue parole mi fecero davvero sobbalzare: “È vero! Attualmente la società è molto superficiale, per cui o cerchi di avere un bell’aspetto o devi trovare un modo per entrare tramite la tua famiglia. I topi di biblioteca come lei, che sono bassi, non tanto avvenenti e che non hanno un bel portamento, a prescindere dal successo conseguito negli studi, fanno soltanto sembrare migliori tutti gli altri. Io sono proprio come lei: piccola, di aspetto ordinario e, sicuramente, sparisco nella massa. Come potrò affrontare la ricerca di un lavoro?”. Pensando a queste cose, iniziai ad affliggermi al pensiero di quanto sarebbe stato difficile trovarlo.
In quel periodo di tempo, alcune agenzie di collocamento vennero nella nostra università, e io mi feci avanti con alcuni dei miei compagni di corso per parlare con loro. Non appena entrammo nell’auditorium, fu come immergersi in un oceano di persone. Di fronte al tavolo di ogni reclutatore c’erano lunghe file di studenti in cerca di occupazione che si accalcavano con impazienza, ognuna determinata a far arrivare per prima il proprio curriculum nelle mani dell’interessato. Tuttavia, sentii dire che i contratti effettivamente firmati erano stati pochi e sporadici. Curricula ben presentati, con foto in evidenza in prima pagina erano impilati sul pavimento, sparsi un po’ dovunque, e su alcuni si vedevano addirittura delle impronte di scarpe. Per questo motivo, sentii una fitta dopo l’altra di tristezza e non potei far altro che emettere un grosso sospiro: “Chi dice che andare all’università ti garantirà un buon futuro? Anche solo trovare un lavoro è un compito quasi impossibile!”. Gli studenti furono scartati uno dopo l’altro, cosa che minò la loro fiducia. Alcuni addirittura si abbandonarono alla disperazione e affermarono, impotenti: “Vabbè, sembra proprio una situazione disperata. Mi limiterò a firmare qualunque cosa e avrò chiuso la questione”. Vedendo i miei compagni di corso perdere la speranza uno dopo l’altro, iniziai a sentirmi il cuore in gola. Pensai a un’azienda alla quale ero stata interessata, con orario di lavoro flessibile che non avrebbe interferito con la partecipazione alle riunioni. Tutto era perfetto. Avevo pregato Dio e lasciato la questione nelle Sue mani per consentirGli di predisporre le cose, ma quell’azienda non aveva ancora inviato nessun reclutatore. Non potei fare a meno di diventare ansiosa. Pensai: “Perché quell’azienda non ha ancora mandato nessuno per cercare nuovi dipendenti? Se non vengono e io continuo così, non troverò mai lavoro da nessun’altra parte. Questo non ostacolerà le mie prospettive future?”.
Attendendo con ansia, perché non lasciare le cose nelle mani di Dio?
Quando i miei compagni di corso notarono che non prendevo in considerazione altre aziende, mi dissero: “Te ne stai qui ad aspettare per niente. Non è sicuro che quell’azienda verrà qui all’università quest’anno a cercare nuovi dipendenti. Se non verrà, non avrai nemmeno una possibilità di lavoro. Cosa farai, allora? Avrai le mani legate!”. Ascoltandoli dire queste cose, non potei fare a meno di preoccuparmi. Pensai: “Hanno ragione! Se davvero quell’azienda non manderà nessuno qui, quando le aziende presenti avranno terminato le loro assunzioni, tutto sarà stato vano. Ho passato quattro anni all’università. Se, dopo tutto questo, dovrò fare i bagagli e tornarmene alla mia città natale, con che coraggio mi presenterò alla mia famiglia e ai miei amici che hanno riposto così grandi speranze in me?”. Ma, ancora una volta, rivolsi i miei pensieri a Dio, tenendo sempre a mente che Lui avrebbe preparato qualcosa per me. Pensai e ripensai e decisi di aspettare ancora. Ma l’attesa rese il passare dei giorni ancora più pesante. Sentii alcune voci secondo le quali l’azienda quell’anno non sarebbe venuta nell’università ad assumere dipendenti, e ogni volta mi agitavo. Ero costantemente preoccupata per il mio futuro e la mia fiducia in Dio stava diminuendo. Una volta, un membro della mia famiglia mi chiamò per avere notizie sulla mia ricerca di un lavoro e io gli spiegai la mia situazione. Mi chiese: “Hai una certificazione informatica di secondo livello?”. “Non ho sostenuto l’esame”. Allora mi chiese: “Hai qualche incarico nella tua università?”. “No”. “Sei iscritta al Partito?”. “No”. Dopo aver sentito le mie risposte, mi disse: “Non stare nemmeno a pensare se quell’azienda manderà o meno qualcuno nella tua università. Senza nessuno di quei prerequisiti, sarà dura per te trovare un lavoro da qualsiasi parte!”. Le sue parole ebbero su di me l’effetto di una secchiata di acqua fredda che mi avesse inzuppato dalla testa ai piedi. Il mio cuore si raggelò completamente. Pensai: “Sarebbe stato fantastico se avessi sostenuto con successo gli esami per quelle certificazioni! Se avessi partecipato più attivamente a quelle attività scolastiche, le mie opportunità di trovare un lavoro non sarebbero state maggiori?”. Ma, in quel momento, mi ricordai: “Ma la migliore studentessa del mio studentato vanta tutti i tipi di diplomi e non è forse altrettanto duro per lei trovare un lavoro? Anche questi fattori non hanno un ruolo decisivo”. Dopo questi pensieri, mi sentii molto più tranquilla.
Affidandomi a Dio, ho trovato un lavoro, soltanto uno ha fede in Dio, potrà vedere i Suoi atti meravigliosi.
Uno dopo l’altro, i giorni passavano e il numero delle agenzie di collocamento si assottigliava. Ero insopportabilmente ansiosa, ma non c’era niente che potessi fare. Potevo solo andare al cospetto di Dio e pregare: “Oh, Dio! Ora sto veramente soffrendo e non riesco proprio a immaginare cosa dovrei fare riguardo al problema della ricerca di un lavoro. Ho paura di perdere le mie prospettive per il futuro e di non riuscire a guadagnare nulla, diventando alla fine lo zimbello dei miei compagni di corso. Cosa dovrei fare? Ti prego, Dio, aiutami!”. Dopo aver pregato, presi un taccuino sul quale spesso scrivevo le parole di Dio e lo sfogliai. Mi imbattei in un inno di lode a Dio scritto da Davide: “Una cosa ho chiesto a Jahvè, e quella ricerco: ch’io dimori nella casa di Jahvè tutti i giorni della mia vita, per mirare la bellezza di Jahvè e meditare nel suo tempio. Poich’egli mi nasconderà nella sua tenda nel giorno dell’avversità, m’occulterà nel luogo più segreto del suo padiglione, mi leverà in alto sopra una roccia. Già fin d’ora il mio capo s’eleva sui miei nemici che m’attorniano. Io offrirò nel suo padiglione sacrifici con giubilo; io canterò e salmeggerò a Jahvè. […] Il mio cuore mi dice da parte tua: Cercate la mia faccia! Io cerco la tua faccia, o Jahvè. […] O Jahvè, insegnami la tua via, e guidami per un sentiero diritto, a cagione de’ miei nemici. Non darmi in balìa de’ miei nemici; perché son sorti contro di me falsi testimoni, gente che respira violenza. Ah! Se non avessi avuto fede di veder la bontà di Jahvè sulla terra de’ viventi! Spera in Jahvè! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi, sì, spera in Jahvè” (Salmi 27:4-6, 8, 11-14). Vedendo le parole finali, “Spera in Jahvè”, il mio cuore ne fu attirato. Continuai a leggere: “Ciò su cui splende la Mia luce, devi contare sul fatto che venga da Me gettato via, vivi sempre di Me, stai vicino a Me e fa sì che le tue azioni siano a Mia somiglianza. Condividerai con Me di più quando sarai incerto su cosa fare, e Io ti guiderò al compimento delle giuste azioni così che tu possa progredire. Se sei insicuro, non compiere scelte arbitrarie; limitati ad aspettare il Mio tempo” (“Capitolo 29” dei Discorsi di Cristo al principio). “Voi mancate veramente di fede in Mia presenza e spesso fate affidamento su voi stessi nel compiere le cose. ‘Voi non potete fare nulla senza contare di Me!’ Ma a voi, gente corrotta, le Mie parole entrano da un orecchio ed escono dall’altro. Al giorno d’oggi la vita è una vita di parole; senza parole non c’è vita, non c’è esperienza, men che meno c’è fede. La fede è nelle parole; solo immergendovi di più nelle parole di Dio potrete avere ogni cosa. Non vi preoccupate di non crescere; la vita passa attraverso la crescita, non attraverso la preoccupazione”. “Siete sempre inclini a essere ansiosi e a non ascoltare le Mie istruzioni. Volete sempre andare a un passo più veloce del Mio. Che cosa significa questo? Sono le ambizioni sfrenate delle persone. […] Uomini ciechi! Perché non venite maggiormente più alla Mia presenza e non cercate? Perché vi limitate ad agire alla cieca? Dovete vedere con chiarezza. Non è certamente una persona che sta operando ora, ma piuttosto è il Sovrano di ogni cosa, l’unico vero Dio – l’Onnipotente!” (“Capitolo 37” dei Discorsi di Cristo al principio).
Dopo aver letto le parole di Dio, improvvisamente sentii il mio cuore rallegrarsi. Pensai: “È vero! Non sono forse io una persona capricciosa, cieca e sciocca, che tenta di fare affidamento solo su sé stessa?”. Anche se avevo lasciato il problema del lavoro nelle mani di Dio perché decidesse al riguardo, quando la questione non era stata risolta avevo perso la mia fiducia in Lui e continuavo a non aspettarmi che disponesse le circostanze per me e non avevo più un atteggiamento di ricerca e di obbedienza. Invece, ero afflitta per il mio futuro e il mio destino. Di fronte ai fatti, alla fine capii che la mia comprensione dell’onnipotenza e della sovranità di Dio era solo uno slogan, solo una dottrina, che la mia effettiva fede in Lui era veramente misera e non poteva reggere per niente alla prova del tempo né rimanere salda nel momento in cui Dio predisponeva le circostanze adatte. Pensai a Davide che scriveva l’inno in lode di Jahvè Dio; era perché aveva visto così tanti atti di Dio e aveva una vera comprensione della Sua onnipotenza e della Sua sovranità. Quindi, a prescindere da quale sorta di difficoltà incontrasse, era in grado di confidare autenticamente in Dio, credendo che Egli fosse fedele e lo avrebbe sicuramente guidato. Riflettendo su tutte queste cose, all’improvviso il mio cuore si rallegrò: “Quindi, in realtà Dio ha predisposto con cura tutto questo per me, per accrescere la mia fede e la mia obbedienza nei Suoi confronti. In questo momento, ciò che ho bisogno di fare è esaltare la grandezza di Dio nel mio cuore, mettere da parte le mie preoccupazioni e le mie ansie, obbedire alla Sua opera e praticare le Sue parole in questo ambiente, attendendo che la Sua volontà si manifesti”. Quindi, mi presentai al cospetto di Dio e pregai: “Oh Dio! Sebbene abbia detto con la bocca che mettevo la questione del lavoro nelle Tue mani, quando ho iniziato a vedere diminuire sempre più la speranza di trovarne uno, ho desiderato solo fare le cose per conto mio e non ho più creduto nella Tua onnipotenza e sovranità. Oh Dio, la mia fede in Te è davvero così insignificante! Ora comprendo la Tua volontà e, nel fare le cose, non farò più affidamento su me stessa. Non vivrò più nelle mie preoccupazioni e nelle mie ansie, consentendo a Satana di prendersi gioco di me. Voglio solo affidare ogni cosa a Te e attendere i Tuoi tempi. Credo che ogni cosa predisposta per me sarà la migliore”.
Non riuscirò mai a sondare gli atti di Dio
Tre giorni dopo, verso mezzogiorno, il mio telefono squillò. Era un mio conoscente dell’Ufficio per gli Affari Accademici, che mi disse con foga: “Farai bene a sbrigarti a uscire. Il dirigente dell’azienda che stavi aspettando è venuto per cercare nuovi dipendenti e probabilmente se ne andrà stasera. Vai subito, sbrigati”. Questa sorpresa meravigliosa e inaspettata fu molto entusiasmante per me. Non osavo proprio credere che l’azienda che stavo aspettando e nella quale speravo stesse arrivando all’improvviso, tre giorni dopo la mia preghiera. Proprio in quel momento, mi venne in mente un brano delle parole di Dio: “Tutte le cose, senza eccezione alcuna, vive o morte, si muovono, mutano, si rinnovano e scompaiono secondo il pensiero di Dio. Questo è il modo in cui Dio governa su tutte le cose” (“Dio è la sorgente della vita dell’uomo”). Mi meravigliai di quanto Dio fosse fantastico, mentre mi vestivo velocemente, afferravo il mio curriculum e mi precipitavo al centro di collocamento. Durante l’intero tragitto, la mia mente era piena di pensieri su quello che mi avrebbero chiesto e su come avrei dovuto rispondere. Più ci pensavo, più diventavo nervosa e così pregai rapidamente Dio, chiedendoGli di calmarmi. Quando arrivai al centro, vidi un gruppo di studenti all’esterno, che si erano riuniti lì poco tempo prima. Sembrava fossi stata l’ultima a ricevere la notizia. Mi misi in fondo alla fila e osservai i miei compagni di corso che, uno dopo l’altro, andavano a parlare con il dirigente dell’azienda. Tutti furono educatamente congedati. I reclutatori dissero che non stavano cercando delle candidate donne o che non volevano nessuno intenzionato a sostenere l’esame di ammissione alla scuola di specializzazione. C’erano diversi motivi per i vari rifiuti. Finalmente venne il mio turno. Con fare circospetto, presentai il mio curriculum al dirigente; era il primo curriculum che avessi mai presentato da quando era iniziato il ciclo di assunzioni ed era il primo che avessi mai stampato. Il dirigente lo esaminò e mi chiese se avessi portato con me la copia di un contratto di assunzione. Ce l’avevo. A sorpresa, non mi chiese proprio niente, ma disse semplicemente: “Firmalo!”. Non osavo credere alle mie orecchie; era proprio come vivere in un sogno. Quando ebbi terminato di firmare, mi sentivo come in trance. Ero grata, felice, entusiasta? È difficile descriverlo a parole; riuscivo solo a rendere grazie a Dio e a lodarLo senza sosta. Lodai Dio e Lo lodai sempre di più, per avermi dato un lavoro stabile, ma ancora di più perché, nel vivere questa esperienza, avevo capito le Sue vie meravigliose e che tutte le cose e tutti gli eventi sono sotto la Sua sovranità e le Sue disposizioni. A maggior ragione, anche i pensieri e le idee umani sono nelle Sue mani. Dio aveva predisposto questo lavoro per me; quindi, a prescindere da quanto elevate o da quanto rigorose si pensasse fossero le condizioni di assunzione, queste non potevano cambiare la sovranità di Dio o ciò che Lui aveva stabilito. Mi vennero in mente le parole di Dio: “Indipendentemente dal fatto che l’uomo faccia del bene, senza l’opera di Dio questo bene non conterà nulla, perché i pensieri di Dio saranno sempre superiori ai pensieri dell’uomo e la Sua saggezza è imperscrutabile per l’uomo” (“Soltanto chi ha esperienza dell’opera di Dio crede veramente in Dio”). Questa vicenda mi offrì l’opportunità di una profonda esperienza personale di queste parole di Dio.
L’esperienza della ricerca di un lavoro mi consentì di capire veramente che la meraviglia e l’insondabilità di Dio superano completamente la mia immaginazione. Sebbene i giorni dell’attesa fossero risultati lunghi e difficili, dopo averli superati, essi divennero un prezioso tesoro nella mia vita. La mia fede in Dio era troppo scarsa e quindi Egli volle aumentarla attraverso il processo di attesa, per farmi imparare a donare tutto il mio cuore a Lui, a obbedire alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni in tutte le cose. Ripensandoci adesso, ritengo sinceramente che, a prescindere da quanto fu lunga l’attesa, ne sia valsa la pena, perché Dio rivela i Suoi atti a Suo tempo, consentendomi di vedere che le Sue azioni avvengono ovunque, che Egli è il più affidabile e pratico, Colui che è degno di fede e fiducia per tutta la vita! Tutta la gloria vada a Dio!

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